Museo della memoria Renzo Contratti Ventura
Ex Chiesa Ss. Ap. Petro et Paullo – Viale De Amicis COLMURANO (MC)
Lungo la strada di accesso al centro storico di Colmurano, è collocata l’ex chiesa dei SS. Pietro e Paolo, la quale ospita il Museo della memoria “Renzo Contratti Ventura” dedicato al pittore, illustratore e caricaturista Lorenzo Contratti Ventura, nato a Colmurano nel 1886. Grazie a studi e ricerche, Colmurano è riuscito a riappropriarsi di questo genio e dal 2005 si mantiene viva la sua memoria attraverso l’esposizione di copertine, disegni ed illustrazioni a lui attribuiti.
La ex chiesa che ospita il museo risale al 1896, e viene costruita sotto il Pievano Don Gaetano Ciappi nel luogo dove precedentemente si trovava la chiesa di San Gregorio.
La sede e le collezioni
Il museo, inaugurato nel maggio del 2005, è intitolato al pittore, illustratore, caricaturista Lorenzo Contratti (alias C. Ventura), nativo di Colmurano, di cui raccoglie le opere. Artista geniale, ma segnato da una infermità mentale che lo condusse a un ricovero al manicomio di Mombello (provincia di Monza), Lorenzo Contratti, dopo il suo trasferimento dalle Marche a Milano, cominciò a firmare i suoi lavori usando come pseudonimo il cognome della madre Maria Ventura.
La produzione artistica del pittore, in bilico tra Secessione e Decò, è caratterizzata da un segno estenuato ed elegante, pervaso di esplicita ascendenza modiglianesca dalle linee sinuose, raffinate ed eleganti, tipiche dell’art-decò. Il suo stile è debordante e caratterizzato da una sensibilità incontenibile che a volte sconfina in vera e propria libidine.
Al massimo della sua notorietà illustra “Le Adolescenti” di Mario Mariani, romanzo scandalo che fece epoca. Sarà processato per alcune interpretazioni, ritenute troppo audaci e trasgressive dell’immaginario femminile, che su di lui esercitò sempre un’attrazione fortissima.
Nasce a Colmurano (Macerata, Italia) il 14 febbraio 1886. A nove anni quando, alla fine del 1895, con il padre Giuseppe (falegname) e la madre Maria Ventura (casalinga) si trasferisce a Macerata, dove frequenterà le Scuole Tecniche. Congedato dal distretto militare nel 1906, il 16 luglio 1910 lascia il capoluogo marchigiano. È apprendista litografo a Bologna, presso Edmondo Chappuis, mentre si stabilisce stabilmente a Milano nel 1913. Adottando il nome d’arte Renzo C. Ventura e firmando più semplicemente R. Ventura, illustra cataloghi di moda per La Tessile e realizza cartoline illustrate per la Tipografia Galileo.
Esordisce nell’editoria come illustratore e caricaturista nel nascente Studio Editoriale Lombardo (di Gaetano Facchi, Carlo Linati e Mario Puccini), poi collabora con la Rivista mensile del Touring Club Italiano. Nel 1914 inizia la collaborazione con la rivista Il Secolo XX, pubblicata dai Fratelli Treves, e con altre riviste umoristico-satiriche e illustrate.
Chiamato alle armi nel maggio 1915 non si presenta perché ammalato, continua a disegnare cartoline di propaganda bellica, collabora con varie testate satiriche ed è pubblica anche nell’albo antologico “Gli Unni… e gli altri“ (Rava & C. Editori, Milano, [1915].
Viene arruolato nel 1916 e mandato al fronte. Viene congedato tre anni dopo, nel 1919.
Collabora subito attivamente con la Casa Editrice Vitagliano, illustrandone i libri e collaborando con la rivista Racconta Novelle.
Nel 1919 illustra anche il volume “Le adolescenti“ di Mario Mariani, pubblicato dalla casa editrice Modernissima di Icilio Bianchi: l’opera viene denunciata per oltraggio al pudore e autore, editore e illustratore sono condannati a pagare una multa e a una pena detentiva.
Il 16 ottobre 1923 ha una crisi psichica mentre si trova con amici al Caffè Cova, in centro a Milano, e viene ricoverato con una diagnosi di mania di persecuzione e stato confusionale. Inoltre ha l’ossessione di diventare paralitico per via della sifilide contratta. Il 19 ottobre viene ricoverato al Manicomio provinciale di Mombello, dove viene registrato come trentasettenne, celibe e residente all’Albergo Commercio di via Mercati 1 a Milano. Non uscirà più dal manicomio.
Nel giugno 1935 sua madre muore a Macerata e un anno dopo muore anche suo padre, nel manicomio della città.
L’illustratore viene trasferito, nel gennaio 1937, all’Istituto Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro dove muore il 17 novembre 1940