RIPE SAN GINESIO storia e descrizione
Ripe San Ginesio è un comune italiano di 798 abitanti della provincia di Macerata lungo la valle del Fiastra, arroccato su una collina, a 430m sul livello del mare. Ha conservato l’impianto medievale con suggestive vie strette, piagge e scalinate.
Storia
Ripe San Ginesio prende il proprio nome dall’unione di “Ripe” (pendio scosceso e franoso) e San Ginesio, il paese vicino a cui fu soggetto per secoli.
Una iscrizione su una laminetta d’oro, rinvenuta in una tomba nel 1886, testimonierebbe le origini picene (VIII-IV sec. a.C.) di Ripe San Ginesio, mentre l’influenza romana dalla vicina città di Urbs Salvia è testimoniata da una iscrizione murata nella facciata del Palazzo comunale che nomina la famiglia dei Liberali di Urbs Salvia.
Il piccolo centro collinare che aveva assunto la fisionomia di villaggio, durante la crisi dell’Impero romano, forte della propria posizione, non ebbe bisogno di un trasferimento in alto, necessario a tanti altri centri, compresa Urbisaglia, trovando già nella elevazione una naturale difesa dalle scorrerie di popoli provenienti dal nord. .
Del periodo alto medievale non ci sono notizie certe, a parte il fatto che Ripe fosse dipendente dai vescovi di Camerino.
Del basso medioevo abbiamo alcuni documenti: in particolare uno datato 1154 dell’archivio dell’Abbazia di Fiastra che nomina alcune proprietà del territorio di Ripe, mentre il nome Ripe ritorna nel 1170 nel contratto di vendita del castello di Verginio di cui oggi restano alcune tracce nei pressi di San Ginesio.
Il borgo di Ripe restò, fino alla metà del XIII secolo, senza mura poiché venne concepito per essere un abitato posto extra moenia, rispetto a san Ginesio. In questo periodo il nome San Ginesio venne aggiunto a quello di Ripe.
Dopo la cessione, Ripe fu retta da un podestà eletto da suoi abitanti ma che doveva essere nobile e cittadino di San Ginesio. Questi disponeva del potere giudiziario ed esecutivo, mentre il potere legislativo era detenuto dal Senato di San Ginesio.
I ripani si ribellarono ripetutamente per quasi tre secoli, anche perché San Ginesio, oltre a controllare la vita dei cittadini di Ripe, chiedeva loro ingenti tasse. Si conosce un episodio di ribellione nel 1337 che coinvolse successivamente nella disputa anche la città di Fermo, i Davarano di Camerino e i discendenti dei Prontaguerra: famiglia nobile di san Ginesio che controllava Ripe già dal 1200.
Dopo il periodo di occupazione del territorio maceratese da parte di Francesco Sforza (1430), Ripe e San Ginesio finirono sotto lo Stato pontificio. I ripani speravano così di riscattarsi da San Ginesio ma nel 1449 l’incaricato del Papa confermò la proprietà del castello di Ripe a San Ginesio , che continuò ad imporre il suo statuto.
Nei primi anni del ‘500 ci fu un aumento delle tasse da parte di San Ginesio e iniziò così un altro periodo di guerra tra i due centri. Per mettere fine alla contesa Leone X (Giovanni de’ Medici 1513-1521) emise una bolla (1517) che sancì la fine delle lotte tra i due contendenti e la sconfitta di Ripe.
Sempre nel 1517 ci fu la ricostruzione della torre del Castello, autorizzata da Leone X, che rimarrà presidiata dai ginesini fino all’epoca napoleonica con un castellano e soldati che avevano il compito di controllo sull’abitato. Ora è divenuta simbolo della città.
Anche l’insigne giurista Alberico Gentili, nato a San Ginesio (1552-1608), avvocato del comune e riformatore dello statuto, si interessò al conflitto e fu determinante per impedire che le ostilità degenerassero ancora una volta in un conflitto aperto.
Nel 1578 intervenne nel consiglio generale con queste parole: “Una lite mette sempre a male; ricordino quanto sangue corse; … il diritto si assevera con la ragione e non con la forza brutale..”.
I secoli seguenti costituirono per l’intero territorio regionale un periodo di relativa pace, turbata solo da alcune carestie nel corso del Seicento e, nel secolo successivo, dal transito degli eserciti imperiali austriaci, autorizzati dal papa al passaggio sulle terre della Chiesa, e dall’occupazione delle truppe francesi napoleoniche.
Urbanistica
Il colle su cui sorge Ripe San Ginesio è sempre stato un castello fortificato stretto fra le mura sul lato Est e la ripa sul lato Ovest, con le porte di accesso e la rocca. Il borgo attuale ha conservato quasi intatta la struttura castellare, anche perché lo spazio a disposizione, limitato dalla ripa, non ha consentito l’espansione del centro storico .
La Piazza Vittorio Emanuele II, nonostante alcuni cambiamenti intervenuti con le modifiche alla chiesa parrocchiale, la costruzione nell’ 800 del Palazzo Comunale, l’edificazione della casa del fascio e la Torre Leonina sembra organizzata come una quinta scenografica che si affaccia su un’ampia veduta paesaggistica verso le colline circostanti e la vallata.
Le case della parte Ovest poggiano direttamente sulla rupe, mentre a Est si appoggiano sulle mura a dominare la vallata del Fiastra.
All’interno il centro si sviluppa in forma ellittica attorno alle tre vie principali che partono da piazza Vittorio Emanuele II e si concludono all’incirca in Piazza Umberto I, sviluppandosi a “ cipolla”, con un andamento concentrico di case e palazzi. In queste strette vie, vicoli e scalette si possono vedere ancora caratteristiche case addossate l’una all’altra, collegamenti aerei fra gli edifici, finestre asimmetriche e ripide scalinate.
Sono ancora visibili la porta Est e quella Nord, la porta a ridosso della Torre Leonina invece è scomparsa.
Borgo
Arroccato su una collina nella Valle del Fiastra, Ripe San Ginesio è un caratteristico paese di origine medioevale.
Di quell’epoca conserva ancora il suggestivo impianto urbanistico con vie strette a spirale, vicoli interrotti da piagge e scalinate, case addossate le une alle altre e congiunte tra di loro da alti cavalcavia.
Il centro abitato è perfettamente in armonia con l’ambiente circostante, grazie anche alla diffusa sensibilità ambientale.
Emblema di questa attenzione allo sviluppo sostenibile del territorio e alla sua rigenerazione, tramite il recupero degli spazi inutilizzati del centro storico rendendoli efficienti dal punto di vista energetico, è Borgofuturo, il festival della sostenibilità a misura di borgo. Si tiene in estate e in collaborazione con le botteghe artigiane e i laboratori d’arte richiama artisti affermati sulla scena nazionale.
Simbolo della città è la Fortezza Leonina, edificata, per volere di Leone X, dagli abitanti di San Ginesio, località a cui Ripe è sempre stata legata, sia pure talvolta in modo conflittuale, e che svolse il ruolo di vedetta sulla città fin quasi al periodo napoleonico.
Nel centro urbano si trova la parrocchiale, già chiesa dipendente dall’abbazia delle Macchie. e Intitolata a San Michele Arcangelo, patrono del Comune.
Molto venerata è la chiesetta di San Silvestro, posta fuori dal paese, frutto di una ristrutturazione, risalente alla metà del ‘700, di un tempietto rinascimentale con all’interno il dipinto della Madonna delle Grazie con il Bambino.
Ripe San Ginesio è zona di produzione del vino San Ginesio DOC. Per valorizzare l’enogastronomia locale viene organizzato in autunno l’evento “Fumi Cotti“, che rievoca tradizioni contadine, come la pigiatura dell’uva e la cottura del vino cotto, offrendo stand gastronomici con piatti tipici e spettacoli che animano il piccolo ma grazioso borgo maceratese. Ogni anno viene realizzata un’etichetta dedicata al vino prodotto in quell’anno.
Di primaria importanza l’annuale ed importante manifestazione culturale costituita dalla Mostra d’arte “Ripe”, alla quale partecipano molti ed importanti artisti contemporanei. Tale evento ha contribuito all’istituzione della Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea, una straordinaria collezione d’arte moderna che comprende oltre trecento opere di pittura, scultura e grafica, tra cui opere di Umberto Peschi, Giorgio Bompadre, Renato Barisani, Silvio Craia, Wladimiro Tulli, Fulvio Ligi, Angelo Casciello.
Inoltre, lungo il Viale degli Artisti, sono state poste sculture in ferro e legno per rendere visibili opere di altri artisti partecipanti alla mostra “RipeArte”.
La Torre Leonina
Una torre faceva già parte del Castello di Ripe del XIII secolo, ma probabimente venne distrutta durante uno dei numerosi scontri militari con San Ginesio.
Nel XV secolo Papa Leone X fece ricostruire la Torre per un migliore controllo del castello dagli attacchi esterni, sia per tenere a bada gli abitanti di Ripe che sempre si erano mostrati insofferenti nei confronti dei dominatori ginesini.
La torre presenta una parte ad andamento circolare (lato Nord), mentre verso Sud risulta appuntita.
Oggi si possono rilevare tre diversi fasi costruttive: la base risale probabilmente risale al ‘200; la parte Sud, trecentesca, presenta una leggera scarpata e alcune buche pontaie. La terza fase è quella del ‘500. Gli ultimi interventi hanno previsto la rimozione dell’apparato a sporgere e della merlatura e il rifacimento della parte Nord con la caratteristica del semi torrione circolare.
L’ingresso originale era più in alto rispetto a quello attuale ed era fornito di una scala da abbattere in caso di pericolo. L’interno era diviso in due piani più un terzo sulla sommità, oggi privo di copertura. I due piani erano provvisti di bombardiere, feritoie e latrine. Al secondo piano vi erano anche un camino per riscaldarsi e la cucina.
Chiesa di San Michele Arcangelo
Il territorio di Ripe San Ginesio è curato da una sola Parrocchia, San Michele Arcangelo, che ha sede presso l’omonima Chiesa. L’edificio fu eretto entro le mura castellane e, nel periodo medievale, appartenne alla sfera di influenza dell’Abbazia delle Macchie, che esercitava funzioni parrocchiali su molte chiese della valle.
Furono i monaci, prima benedettini, poi domenicani, in seguito cistercensi, ad avere mansioni pastorali e caritatevoli. Probabilmente già prima del 1000 la Chiesa era dedicata a San Michele Arcangelo.
Quando i monaci lasciarono l’Abbazia delle Macchie, il Parroco di Ripe San Ginesio assunse il titolo di Abate, rendendosi autonomo. La chiesa ha subito nei secoli molti rimaneggiamenti. conservando ben poco delle antiche forme monastiche. È strutturata ad andamento longitudinale, con quattro cappelle.
Nel 1949-1950, Lamberto Massetani dipinge ad olio la Cappella dell’Addolorata, raffigurandovi l’ “Annunciazione” e “La Madonna e San Giovanni ai piedi della Croce“. All’interno della Chiesa si conserva anche una pregevole statua lignea raffigurante la “Madonna Addolorata“, realizzata dallo scultore Umberto Peschi, ed un antico affresco, risalente al 1570, emerso nel corso del restauro del 1964, che raffigura una “Madonna con Bambino e San Domenico, San Giovanni Battista, Santa Elisabetta”.
Casa del Fascio
Situato in posizione centrale nella piazza, l’edificio della Casa del Fascio deve la sua denominazione all’essere stato sede locale del Partito Nazionale Fascista.
Le origini dell’edificio sono, in realtà, più antiche. In una fase iniziale fu probabilmente di proprietà ecclesiastica ed ha subito varie modifiche nel corso del tempo.
Originariamente ad un unico piano, terminante con un cornicione dal profilo ondulato, è stato sopraelevato nel periodo fascista, assumendo le forme attuali. Sono state aggiunte le finestrature e il balcone centrale, definendo una facciata simmetrica e compatta, dal gusto pulito e razionale, tipico dell’architettura del periodo.
Municipio
Il Municipio, in Piazza Vittorio Emanuele Il, fu antica abitazione signorile, secondo l’ipotesi più accreditata, appartenente alla famiglia Anitori. Le attuali forme eleganti sono frutto di ripetuti rimaneggiamenti nel tempo.
Il periodo comunale di Ripe San Ginesio è fortemente significativo della spinta autonomistica del luogo. Secondo alcune testimonianze, attorno al 1600 i consiglieri di Ripe San Ginesio erano 28, estratti a sorte tra i cittadini aventi diritto, e si riunivano ogni due mesi insieme al Sindaco.
Nei verbali risalenti al periodo si legge che il Consiglio si occupava delle questioni più varie: manutenzione del Castello, pagamento dei debiti, soprattutto con il vicino Castello di San Ginesio e con Fermo, catasto, ma anche distribuzione del grano e gestione dei due forni comunali, della fonte e del mulino.
Stemma Comunale e Affresco Sala Consiliare
II soffitto della Sala Consiliare del Municipio presenta una sontuosa decorazione, restaurata più volte nel corso del tempo. All’interno di una cornice geometrica, evidenziata da festoni floreali, al centro di una sfera dai toni chiari e luminosi, è raffigurato lo stemma del Comune di Ripe San Ginesio.
Nello scudo, sormontato da una corona, elementi propri degli enti comunali, vi è la raffigurazione di una mano che sorregge una bilancia, attributo iconografico di San Michele Arcangelo.
Alla protezione del Santo, cui è dedicata la Chiesa parrocchiale, era fin dall’antichità affidato tutto il Castello. San Michele è il comandante dell’esercito celeste contro gli angeli ribelli del diavolo. Secondo l’iconografia agiografica, la bilancia è utilizzata dal Santo per pesare le anime, prima dell’ingresso in Paradiso.
Mura castellane
L’abitato del Borgo è cinto ad Est da mura medievali alte e possenti, conservate pressoché intatte nei secoli. A sormontare le mura, arrampicate su basamenti in pietra e laterizio, si trovano antiche case e piccole arre verdi, rivolte a valle ed alle colline.
La Porta ad Est interrompe la cinta muraria in posizione centrale e costituisce il principale accesso al cuore dell’abitato. Come il resto delle mura, è realizzata in laterizio e termina in un mezzo arco a tutto sesto.
Oggi, come in passato, rappresenta un punto nevralgico della vita quotidiana del Borgo, sia per il suo ruolo di accesso. Dalla porta si può accedere al| “Teatrino Comunale”, corrispondente al piano interrato del Municipio e coincidente presumibilmente con le antiche cantine dell’abitazione signorile, possibile destinazione originaria dell’edificio.
Pur non essendo un Teatro storico, il piccolo ambiente voltato, accogliente e confortevole, ha svolto un ruolo di primo piano nella vita del borgo. Fino agli anni ‘70 qui si sono svolte vari tipi di rappresentazioni ed erano montate scene e ambientazioni, divise dalla platea da un sipario.
La porta a Nord consentiva l’ingresso all’ incasato dalla direzione nord, aprendosi verso il territorio della frazione di Castelrotto, la chiesa di San Rocco, oggi cimitero comunale, e il fondovalle.
Eretta su di un terreno scosceso e digradante, reso accessibile da alcuni scalini, la porta si caratterizza per un alzato elegante che termina con un arco ogivale in laterizio, la cui apertura fa da cornice ad un’ampia veduta paesaggistica, che permette allo sguardo, nelle giornate terse, di spaziare dai monti fino alla costa Adriatica.
Chiesa di San Silvestro
La Chiesa di San Silvestro, o Santuario della Madonna delle Grazie, si trova su di una piccola altura nelle immediate vicinanze del centro storico. Di antico impianto e piccole dimensioni, intima e raccolta, è stata ricostruita nel 1700 secondo le forme di un tempietto rinascimentale.
La chiesetta è oggetto di una forte devozione popolare, in passato testimoniata da una festa autunnale durante la quale si accendevano falò in onore della Madonna. All’interno, sulla parete di fondo, custodisce una “Madonna con Bambino“, o “Madonna delle Grazie“, dal pregevole tratto e di probabile fattura locale.
Museo Pinacoteca Comunale di Arte Contemporanea – RipeArte
Risale al 1982 la prima edizione di RipeArte, mostra allestita lungo vie e nelle piazza del Centro storico. L’idea nasce dall’interesse verso il contemporaneo di un piccolo gruppo di artisti, tra i quali Silvio Craia e Roberto Torregiani, e di abitanti appassionati. I muri, i viottoli, le scalinate avrebbero sostituito le pareti delle gallerie d’arte
Di edizione in edizione, nel mese di luglio, Ripe San Ginesio è stato luogo di incontro di artisti italiani e stranieri, Accademie di Belle Arti, Scuole d’Arte.
Le donazioni effettuate ogni volta dai partecipanti all’iniziativa hanno dato origine alla ricca ed eterogenea collezione della Pinacoteca Comunale di Arte Contemporanea.
La sede attuale della Pinacoteca, rinnovata nel 2014, ospita frequentemente eventi e mostre d’arte dedicate a grandi personalità del Novecento. È una delle più piccole delle Marche ed è esclusivamente dedicata all’arte contemporanea.
La collezione interna è completata dal Parco sculture che si snoda all’esterno, lungo le stradine e i vicoli del centro storico.
Tra le molte opere appartenenti alla collezione comunale della Pinacoteca di Arte Contemporanea, la tela “Vorticissimo” di (1989) di Arnaldo Bellabarba (1913- 2002).
L’artista prende parte, nel 1933-35, al Gruppo Futurista romano, partecipando alla 1a Mostra Nazionale Futurista, organizzata a Roma nel 1933, ed è attivo nell’ambito del Gruppo Boccioni di Macerata. Docente, si cimenta anche nell’architettura di interni e nella grafica pubblicitaria.
Firma le proprie opere con lo pseudonimo “ARBELL“.
Poliedrico, precursore della modernità e sperimentatore, è vicino all’Aeropittura, alla Metafisica, all’Astrattismo,
La composizione “Vorticissimo”, integralmente costruita con linee concentriche che risucchiano lo sguardo, rappresenta uno spazio in movimento rapido e continuo enfatizzato da brillanti contrasti cromatici.
Parco sculture e arte diffusa
La raccolta della Pinacoteca di Ripe San Ginesio si completa esternamente con le opere dell’originale e distintivo “Parco delle Sculture”.
Nelle vie e nelle immediate vicinanze del Centro storico sono posizionate alcune installazioni, per lo più in ferro e legno, opera di artisti contemporanei. Opere di Peschi, Tulli, Torregiani, Craia, Sandro Piermarini, Ligi, Barisani, Casciello, Lovaglio sfilano sotto lo sguardo del visitatore, in un particolare connubio di arte e paesaggio.
L’idea di Arte Diffusa è nata da sé, sviluppandosi pian piano nel corso del tempo, in una felice interazione tra forme contemporanee e vita quotidiana. Appare naturale passeggiare lungo gli stretti vicoli del paese ed incontrare una installazione in pietra o ferro cosi contestualizzata nell’abitato da farne ormai parte.
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Wladimiro Tulli
Il fiore della Ripa, 1993
La scultura in ferro, realizzata dall’artigiano ed appassionato d’arte Giovanni Adami su bozzetto dell’artista, è dedicata da Wladimiro Tulli a Ripe San Ginesio e al suo particolare aspetto morfologico del terreno. Le forme della scultura, pur nella nitida definizione del ferro, si stagliano sinuose verso l’alto, in un moto ascensionale che è proprio della vegetazione naturale.
L’installazione è perfettamente integrata con il paesaggio e l’orizzonte, segnato dalle colline circostanti e dai Monti Sibillini in lontananza.
Wladimiro Tulli (1922- 2003) è un pittore e sculture maceratese che ha aderito, negli anni, al secondo Futurismo e dell’Astrattismo. Fa parte del gruppo Boccioni di Macerata, ampliando la propria ricerca anche grazie al contatto con le maggiori personalità del panorama artistico di metà secolo.
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Umberto Peschi
Ritmi verticali, 1990
Lo scultore Umberto Peschi (1912-1992) ha avuto diversi contatti con Ripe San Ginesio, che gli ha
conferito la cittadinanza onoraria.
Risale al 1990 la scultura in ferro “Ritmi Verticali“, installata nelle vicinanze della Torre Leonina, in
occasione della presenza dell’artista alla rassegna “Ripe 90- I Volumi dell’Urbano“.
L’opera è costruita come un unico blocco compatto di segmenti verticali, caratterizzati da una precisa sequenza di pieni e vuoti, che creano un ritmo serrato, interrotto da elementi tubolari intersecantisi.
In questo caso l’artista sceglie di confrontarsi con il ferro, anche se, di solito, predilige l’uso di materiali naturali, soprattutto il legno.
Questo materiale, duttile e dalle grandi potenzialità, è stato utilizzato per realizzare la pregevole “Madonna Addolorata‘ conservata nella Chiesa di San Michele Arcangelo.
Arena La Cava
Situata nelle immediate vicinanze del centro storico, alla fine di una breve passeggiata molto panoramica, con vedute su San Ginesio ed i Monti Sibillini, l’Arena la Cava nasce dalla riconversione di uno spazio dismesso ed inutilizzato. Realizzato nel 2013 ed appartenente al Progetto comunale denominato “Borgofuturo”, è uno dei primi interventi che hanno la finalità di riqualificare spazi abbandonati o sottoutilizzati, situati nel borgo e nel territorio, conferendo loro una diversa funzione e restituendoli alla Comunità in una nuova veste. Nel periodo estivo, l’Arena si anima con eventi e spettacoli, ma è anche sede di mostre e performance, ambientate in una scenografia naturale multiforme, capace di creare magiche suggestioni.
Curiosità
Nel periodo di sudditanza a San Ginesio, l’8 maggio di ogni anno i magistrati di San Ginesio donavano alla chiesa di Ripe un cero e i cittadini di Ripe dovevano offrir loro un pranzo, per conferma della loro sudditanza. Questo era percepito dai ripani come una violenza.
Bolla papale:
Datata 1517 la Bolla Cum iniuncte prende in esame i documenti sul conflitto annoso tra San Ginesio e Ripe e sancisce definitivamente la dipendenza di Ripe da San Ginesio, sia per le leggi civili e penali che per la tassazione. L’originale della Bolla, una pergamena con miniature, è conservata presso l’Archivio comunale di San Ginesio
Torre Leonina:
La costruzione della Torre costò a San Ginesio 400 scudi, l’intera guerra con Ripe 30.000 scudi. Cifre enormi che dettero origine a un proverbio: “ costa più che le Ripe a San Ginesio”
Le “ripe”:
Proprio il nome evidenzia un elemento distintivo del Paese rispetto agli altri borghi della vallata del Fiastra. Le “rípe”, scoscesi e caratteristici calanchi rocciosi che fanno da basamento all’abitato e ne demarcano il profilo dal lato ovest, sono stati vissuti non come un ostacolo all’insediamento ma come una risorsa difensiva. Guardando dalla campagna della vicina Colmurano, il paese, come una raffinata scultura, appare poggiato su di uno scenografico ed ardito basamento.